L’anno scorso, proprio oggi, l’uscita in libreria del libro di Fra era stato preceduto da una grande attesa. Tante e tanti, grazie allo spot preparato da Mondadori, avevano fatto il pre-order sulle piattaforme e questo fece schizzare il titolo al settimo posto della classifica dei libri. Seguirono poi le recensioni (la prima fu di 7 del Corriere) e poi le interviste. Quella a Maurizio Crosetti realizzata tra i tavolini di un bar di Torino è stata forse la più difficile. Forse perché è stata la prima vis-à-vis. Trovarsi poi sulla prima pagina di Repubblica mentre Fra sorride su una canoa mentre io sollevo un remo ha rotto un po’ gli argini.

Da lì in poi per tanti mesi non mi sono più fermato. La prima volta in Tv (ed è incredibile anche solo scriverlo, visto che dentro quell’apparecchio io praticamente ci vivo) è stata con Paola Saluzzi. A un certo punto, quando inizia il video delle patatine fritte distolgo gli occhi dal monitor perché non voglio piangere e guardo la conduttrice. Ma è lei che fatica a non piangere… Alla fine dell’intervista, ci abbracciamo. Lei se ne va in camerino a rimettersi in forma e io resto col suo staff: vi conoscevate da tanto tu e Paola?, è la domanda. Mai vista prima, la mia risposta.

La storia di Fra è stata ancora più amplificata da Monica Maggioni con il suo Settestorie su Rai1. Le telecamere di Monica – con lei siamo amici da sempre – sono state le uniche a entrare nella casa, quella che da qualche settimana lasciato. In quella occasione non sono riuscito a trattenere le lacrime. L’ultima intervista sul Vivi ogni giorno come se fosse il primo è stata infine quella a Valter Veltroni, per San Valentino, sul Corriere della sera. Lui lo conoscevo solo di fama e il ritratto che ne è uscito è stato davvero toccante e delicato. Spingendo parecchi a scrivermi, a raccontarmi la loro storia. Perché la nostra è, purtroppo, solo una delle tante.

Ecco, se c’è un altro grande dono che mi ha lasciato la perdita di Fra è che mi ha avvicinato a molte persone. Nelle presentazioni ho cominciato a riconoscere -senza che ci fosse bisogno che me lo dicessero – le coppie con un o una cargiver. Si tengono per mano perché la paura del finale -seppure noto- del mio racconto non può che spaventare. E qualche amica, ma anche qualche amico in quest’anno si sono ammalati. E l’unica cosa che riesco a dire loro – e a tutti coloro che in quest’anno si sono rivolti a me – è di vivere davvero ogni giorno come fosse il primo. Godersi il sole, come oggi qui a Firenze. Sentire la brezza del vento. Capire la fortuna di poter camminare. Sorridere. Vivere. Con Fra abbiamo fatto così fino all’ultimo giorno.

Ora la spinta propulsiva del libro sembra essersi un po’ affievolita. Dopo un intenso tour, in calendario ora mi è rimasta solo una presentazione, la sera del 5 ottobre a Villa Guardia. Ma è normale che sia così.

Quello che vorrei davvero non si fermasse è il flusso di donazioni per le borse di studio Airc in memoria di Fra. A giugno è partita una ricercatrice. Un nuovo bando è stato emesso. Ma a me piacerebbe che si riuscisse ad andare avanti. A farne almeno un altro. Perché – anche se la sanità non sembra al centro della campagna elettorale – di tumore ci si continua ad ammalare e si continua a morire.

Io ho ripreso a mordere la vita, ma vorrei che il sacrificio di Fra non fosse stato davvero vano. La sua energia è ancora qui, la sento con con me e con chiunque sia entrato in contatto con lei, anche solo via social, anche solo tramite il libro. Anche dopo quel triste 2 aprile di un anno fa.

Mi date una mano? Qui c’è il link per le donazioni.

Grazie.

Ciao Fra. Mica molliamo qui ❣️