Oggi niente corteo dell’Anpi. Con mia mamma e Marta siamo andati nel piacentino a onorare la memoria di Ermanno Riscassi che a 19 anni imbracciò le armi per cacciare dal paese l’invasore nazista e per sconfiggere il traditore fascista.

Ermanno era il più giovane dei fratelli di mio nonno Dino. Figlio di Emilio e Celestina (Manstretta) Ermanno Riscassi era nato a Borgonuovo Val Tidone ma abitava a San Nicolò che è la frazione più popolosa di Rottofreno (siamo alle porte di Piacenza). Come si legge nella scheda che l’Università di Bologna ha preparato sui partigiani emiliani, Ermanno era operaio meccanico ed era entrato nella Resistenza il 15 agosto 1944. Faceva parte della Prima Brigata “Diego” una formazione partigiana dì Giustizia e Libertà dedicata a Fabrizio Achilli (e parte della Prima Divisione Piacenza).

Nella scheda manca un nome di battaglia. Ermanno Riscassi viene infatti ucciso il 30 agosto 1944. Lui e i suoi compagni, a quel che mi raccontava il nonno Dino, avevano attaccato una colonna di militari tedeschi in ripiegamento. Nel fuoco di reazione, Ermanno era morto subito. Gli altri tre, torturati e uccisi nei giorni successivi. Una lapide – tra Piozzano e Agazzano- li ricorda tutti assieme coi loro sguardi fieri e i loro sogni spezzati: Albino Ghigini, 24 anni, Luigi Pozzi, anni 22, Paolo Cigna, solo 20 anni. Ed Ermanno.

A San Nicolò c’è pure una via Riscassi (tutta in minuscolo, chissà perché).

Ecco, quando scoprite che il mio secondo nome è Ermanno da oggi sapete perché.

Non ho mai usato un arma e ho avuto la fortuna di crescere in un paese senza guerre grazie anche al sacrificio di persone come loro. Ma se il mio paese venisse invaso, non avrei dubbi sul da farsi.

Ora e sempre.