È passato un anno da quel 2 aprile. Io ero seduto su un gradino di una scala al telefono con mio fratello Filippo. Con te, tuo papà e tua mamma. Che mi chiamò per dirmi che non eri più tra noi. Le regole anti-Covid prevedevano che in quella stanza dell’Istituto potessero stare solo due persone. Ed era giusto che fossero le stesse che c’erano anche trentotto anni prima, quando urlasti al mondo la tua voglia di vivere. La stessa che hai cercato di portare avanti fino a che hai potuto.

La stessa che in questi 365 ho mostrato a tutto con le tue foto, i tuoi video. Quella che Lucia ha riassunto nel meraviglioso documentario che sarà proiettato a Milano l’11 aprile.

Non so dove tu sia ma hai lasciato un segno indelebile qui. Un murale ti ricorda a Milano e da domani anche nella tua San Prospero. Il tuo libro “Vivi ogni giorno come se fosse il primo” aiuta tante persone a non mollare, a non arrendersi. E l’Ambrogino d’oro che il Comune di Milano ti ha concesso alla memoria è lì a salutarmi quando torno a casa, sempre presidiata dai tuoi gatti.

Tu mi hai cambiato tanto. E purtroppo anche quel che ti è successo.

Cercherò di proseguire nel solco di ciò che mi hai insegnato. Ma non voglio tormentare tutti col suo ricordo (che occuperà per sempre il mio cuore). E dunque, come ha fatto lei sul suo blog (e come compare -paro paro – nel suo libro postumo, righe che ho cercato di leggere nella intervista a Monica Maggioni) ecco i miei ringraziamenti alla fine di questo cammino:

-grazie alla mia famiglia, che mi ha supportato e sopportato

-grazie agli amici che mi hanno portato a bere una birra e a mangiare una pizza

-grazie mi ha anche solo scritto per dirmi: ti voglio bene

-grazie a quella parte della community di Fra di Instagram che mi ha adottato, anche se mi ha conosciuto proprio un anno fa a quest’ora

-grazie anche a chi è sparito. Un’analista (che non cito ma ringrazio e se mi legge capirà) mi disse pochi giorni dopo la morte di Fra: preparati a buttare via zavorre per volare, come in Up (film che io e Fra amavamo e- porca di una miseria- lei muore e io sono il vecchio col salvadanaio)

-grazie al mondo Atalanta che in quest’anno mi ha adottato come se fossi orobico da dieci generazioni: il mola mia è diventata anche la mia filosofia di vita

-grazie alle amiche e agli amici pugliesi, perché con voi basta uno sguardo (e non vedo l’ora di tornare lì)

-grazie a Monopoli. Perché prima o poi ci vengo davvero a vivere. Anche senza Fra. Anche per Fra

-grazie alla musica, anzi alla mia playlist che mi ha permesso di ricaricare le pile quando erano proprio sottoterra (e che mi martella le orecchie mentre scrivo questo post, in pubblico, fregandomene delle lacrime che scendono copiose sparendo nella barba)

-grazie a quanti hanno avuto meno paura di raccontare la malattia, prendendo spunto dal coraggio di Fra

-infine grazie a chi mi ha fatto ridere quando ero triste, a chi mi ha fatto alzare dal divano quando ero stanco, a chi mi ha fatto uscire quando ero già in pigiama, a chi mi ha offerto una colazione quando ero ancora a letto, a qualche telefonata notturna, a chi ha scritto una lettera d’amore alla moglie invece che una mail di protesta al capo, a Ross – uno dei grandi doni ricevuti in eredità- cui ho affidato il telefono di Fra nei primi giorni (nei quali esplodeva di messaggi), a Paolo e Umberto per quel pomeriggio alla Chiesa di Lourdes, a chi è uscito a passeggiare perché c’era il sole e Fra avrebbe fatto così, a chi ha attraversato la Sicilia per venire a conoscermi, a chi è venuto a Modena per lo stesso motivo, alla coppia che si è presentata commossa alle Acli di Milano, alla sconosciuta che mi ha ringraziato alla stazione di Napoli e al ragazzo che ha fatto lo stesso nel centro di Bergamo, e a tutti quelli che vedo farsi i selfie davanti al murale di Fra, a tutti quelli che in queste ore mi scrivono DM su tutti i social (ci voglio bene, anche se vi conosco solo virtualmente)

-e, appunto, grazie a chi mi vuole bene malgrado il mio carattere assurdo.

Infine, il mio grazie più grande non può che essere per te. Che dovresti essere qui e non ci sei. E in verità sei qui accanto a me. Non sono in grado di maneggiare la forza vitale che hai lasciato, ma in parte l’ho fatta mia. Cerco di aiutare chi posso. Sorrido di più. Ringrazio ogni volta che posso e mi scuso anche quando non dovrei. Cerco di vedere il lato positivo anche di vicende brutte e tristi. Perché è quello che mi hai insegnato. Anche un anno fa. Quando mi hai sorriso per l’ultima volta.

Cerco di mordere la vita anche per te amore mio. E sto viaggiando anche per te. Perché so che è quello che avresti voluto.

E come diceva sempre tua nonna, accanto alla quale riposi: Fai a modo! 💖